La Bruttezza. L’alibi degli Incels

La bruttezza è il grande alibi degli Incels.
E’ la barriera che li separerebbe dalla “vita normale”.

Ogni Incel si considera brutto.
La bellezza è per loro l’unico fattore che conta nel mondo d’oggi.
La bruttezza è quindi come un handicap.

In buona sostanza il movimento Incel si equipara a realtà come l’associazionismo contro le barriere architettoniche.

Gli Incels vogliono essere riconosciuti per legge come inferiori.
Vogliono rendere certificabile un dato a detta loro empirico ed incontrovertibile.
Di conseguenza pretendono una serie di privilegi volti a compensare la loro fatale solitudine.

Ritengo tutto questo un alibi.
Un autoconvincimento radicato che vede il mondo tramite una lente deformata.

E’ un dato di fatto che la maggior parte degli esponenti del movimento Incel non sono brutti.
La percentuale di persone belle, brutte e mezzane è la medesima di qualsiasi altra categoria umana.

Il considerarsi brutti li penalizza nel relazionamento col mondo femminile.
Il sentirsi brutti li rende effettivamente più brutti.
A livello inconscio generano una barriera che compromette in partenza qualsiasi successo.

Inoltre esiste un’assortita varietà di persone brutte capaci di creare legami sentimentali più o meno stabili con l’altro sesso.
Gente che in base alla cosmogonia Incel dovrebbe essere condannata alla più triste solitudine.

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Allora, se il problema non è la bruttezza, qual è il fattore che danneggia gli Incels?

Dal mio punto di vista è un mero problema di comunicazione: verbale e fisica.
L’Incel è affetto da un deficit comunicativo.
Un qualcosa di meno palese dell’aspetto fisico, per questo non compreso dai più.

L’Incel non coglie quegli elementi nella dimensione del dialogo che potrebbero permettergli di sviluppare una relazione sentimentale.
Manca di scioltezza ed abilità nel confronto con la donna.
Non riesce a cogliere le parole tra le righe, le sfumature, all’interno di un discorso.

E’ un’abilità difficile da apprendere che richiede una pratica pazzesca.
Però, per quanto con enorme fatica e tempo, è un limite modificabile.
A contrario dei presunti difetti fisici, visto che i nostri lineamenti sono immutabili, tranne per quei pochissimi che possono accedere alla chirurgia plastica.

E questa l’unica triste verità: tutti noi celibi involontari dobbiamo compiere una lunga traversata nel deserto per avere qualche possibilità di uscire dalla nostra infelice condizione.
Anche se ammetto che è più facile credere che oltre al deserto non esiste niente.

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L’Esercito Incel ha già perso la sua guerra, ma…

L’Esercito Incel ha già perso la sua guerra.
La sua idea di partenza è fallimentare alla base.
Fa fiasco prima ancora di poter essere concepita.

Quale prospettiva di vittoria può avere un movimento fatto da uomini che si sentono perdenti di natura?
Quale traguardo può raggiungere una comunità di persone che non avrebbero mai voluto far parte di essa?

E’ questo il paradosso: l’Incel non vuole essere un Incel.
L’Incel è celibe contro la sua volontà.
Stare con una donna è il suo grande desiderio inesaudito.

Qualsiasi altra ideologia, fede religiosa, subcultura ha uno straccio di amor di se, ogni membro possiede l’orgoglio di far parte di una comunità di gente che condivide degli ideali.

Tutto questo non esiste con gli Incels: è gente forzata, e sottolineo forzata, a convivere con una condizione insopportabile.
Gente triste che esprime il lato peggior di se in un ambiente chiuso saturo di negatività.
La gioia, la speranza, l’entusiasmo non sono di casa.
E’ tutto un circolo vizioso che alimenta un meccanismo di odio.

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E’ un’ideologia debolissima.
Qualsiasi Incel è un potenziale grande traditore del suo stesso movimento.
Basterebbe che ogni membro conoscesse una donna desiderata che ricambia e manderebbe a quel paese in un lampo i suoi “compagni di lotta”.
Butterebbe nella pattumiera tutto le convinzioni che aveva sostenuto fino a poco tempo prima.

Sarebbero veramente pochi gli Incels disposti con masochismo a respingere una donna che li vuole conoscere.
Casi rari di gente arrivata ad un livello estremo di pazzia.

Va messo in chiaro anche un altro punto: qualsiasi ideologia forte dovrebbe avere dei grandi pensatori alle spalle.
Che cos’ha invece il movimento Incel? Personaggi come Elliot Rodger: Uno psicopatico narcisista assassino che aveva perso qualsiasi contatto con la realtà, il cui delirante “testamento politico” non reggerebbe il confronto nemmeno col più elementare tra i saggi filosofici.

Il dramma è che tutti coloro che orbitano intorno questo mondo fanno gli stessi pensieri che hanno portato Rodger a compiere una strage.
Io compreso.

La quasi totalità non trasformerà i suoi pensieri in azioni.
Ma qualcuno potrebbe trovare nel movimento Incel la legittimazione per mettere in pratica le proprie fantasie violente.

Il movimento Incel ha già perso, lo ripeto.
Non creerà mai un totalitarismo patriarcale.
Verrebbe spazzato via in un nano secondo se provasse ad “insorgere”.

Ma nel tentativo di realizzare la propria utopia malata può versare molto sangue.

E’ questo il vero problema ed in pochi se ne rendono conto.

In fuga dall’Esercito Incel

L’Esercito Incel è in mezzo a noi.
Lo vedete ogni giorno. Lo respirate senza saperlo.

E’ fatto da individui che incrociate da sempre per strada, al lavoro, nei luoghi di ritrovo.
Persone dall’aspetto ordinario ed inoffensivo ma piene di dolore e propositi sanguinari.

Gli Incels sono i cosiddetti “Celibi Involontari”: uomini che non hanno mai creato una relazione sentimentale con una donna (e tantomeno intese sessuali) che ritengono questo fatto un grave affronto subito dalla società.
Un torto che grida vendetta e che per molti di loro va lavato col sangue.
E’ la parte estrema del maschilismo organizzato che legittima la violenza.
Una vera e propria violenza politica nemica dell’emancipazione femminile.
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Grazie ad Internet gli Incels hanno iniziato a fare rete creando gruppi di esclusi: una serie di ordigni impazziti pronti ad esplodere per seminare terrore.
In verità hanno già iniziato a colpire.
In Italia non sono ancora passati all’azione e per questo i più non sono consapevoli della natura terroristica di questo movimento, equiparabile al fondamentalismo islamico od al suprematismo bianco.

L’insieme di questi gruppi costituisce un vero e proprio esercito.
Una nebulosa che si autoalimenta ed è pronta ad accendersi per autocombustione.
Una realtà che non ha scrupoli a far iniziare una guerra disperata e suicida persa in partenza.

Ad oggi la nostra società è impreparata a tutto questo.
Siamo anni luce dal concepire piani di “deradicalizzazione” degli Incels.
Siamo lontanissimi dal sapere come tenere a bada la frustrazione accumulata negli anni dagli esponenti di questa subcultura.

Io sono un Incel o almeno penso di esserlo in parte.
Condivido una buona fetta dei loro stessi pregiudizi.
Manifesto da anni una sprezzante misoginia nata per gli stessi motivi.

Un giorno, per caso, all’improvviso, fui contattato da loro.
Ho partecipato ai loro gruppi.
Ho letto i loro testi.
Ho preso visione della loro idea di vita.
Ho deciso subito di allontanarmi.
Ho capito subito la pericolosità di questa realtà.

Ho disertato dall’Esercito Incel.
Ho rifiutato la violenza e tento con fatica giorno per giorno di non cedere alla tentazione di ritornare su quel percorso pieno di ombre.

Il mio non sarà un studio su questo movimento, cosa già fatta da gente più competente nella blogsfera.

Voglio raccontare il mio percorso giornaliero irto di ostacoli, simile alla vita di tante persone oggi innocenti che rischiano di rendersi carnefici.
Potenziali vittime di un buco nero di disperazione senza via di uscita.

Voglio raccontare la mia fuga quotidiana dall’Esercito Incel.
Una fuga piena di insidie ed incognite che non vede ancora la luce in fondo al tunnel.